Essere atleti…

Due atleti che desiderano la vittoria… La sentono e la covano ormai da anni… Per loro sarebbe riscatto sociale da un mondo che li ha relegati ad essere ultimi solo perché più scuri rispetto agli ariani tedeschi e finlandesi… Il mondiale dei 5000 metri è il traguardo di una vita di solitudine e pensieri… Rappresenta la svolta… Alla vista dello stadio l’ atleta di Aruba e quello della Nuova Guinea sono catalizzati dal fascio di luce che arriva dritto sulla pista… Saranno le star per una sera… Così giovani e grandi talenti nel bel mezzo del parterre di atleti famosi di cui hanno sentito solo il nome… Dopo sei ore di qualificazioni ci siamo… Entrambi approdano alla finale… Si si… Correranno la finale…

Lo stadio è gremito come non mai 5000 metri che correranno immaginando che nelle loro città non c è pista che non sia arsa dal sole e  battuta giornalmente da piedi scalzi che desiderano volare e sentirsi il vento in faccia. 3.2.1. VIA. Ci siamo, al primo giro sono in testa. Hanno l’ intenso colore del cielo negli occhi. Hanno la voglia e la fame di chi sa come si arriva a tagliare un traguardo dopo anni di sacrifici. I giri aumentano ed il distacco dal resto del gruppo diventa un abisso. Ci stanno riuscendo i dolori della loro schiena sono urla di gioia per chi conduce e si  ritrova in testa ad una gara così importante. Vibra tutto, lo stadio è una bolgia. I giovani campioni pensano a come superarsi nell’ultimo rettilineo che li porterà alla vittoria.

Eccoli allineati agli ultimi 80 metri. Non toccano più terra sono partiti per vincere e ci stanno riuscendo. A 50 metri dal traguardo un rumore sordo sembra rompere il ritmo delle gambe di entrambi. L’atleta di Aruba si accascia a terra , il suo tendine non ha retto le sollecitazioni della pista. È sfiancato dal dolore in lacrime. Sa che è fuori. Non avrà mai ciò per cui ha sudato. Ma ad un tratto sente attorno alla sua vita un braccio che lo alza. Lo sostiene. Lo rimette in piedi e gli indica il traguardo. Mentre il gruppo li riprende e li supera, INSIEME, aggrappati l’uno all’altro arrivano al traguardo. Lo tagliano ognuno con il proprio carico di vita. Con la propria interiorità. Con il proprio vissuto. Ma entrambi accomunati dalla tecnica dell’ altruismo. Dalla sensazione di vittoria che accomuna i Vinti quando compiono grandi gesta. Nessuno ricorderà la medaglia d’ oro di quei 5000 metri ma tutti ricorderanno l’ abbraccio condiviso di DUE ATLETI che nella difficoltà sono divenuti un’ unica bandiera contro qualunque forma di bullismo, di indifferenza. Hanno raggiunto insieme il traguardo della civiltà ..

Sono il Presidente dell’ associazione Paideia quando mi hanno detto di scrivere un saluto a tutti quelli che vogliono affidarsi al nostro gruppo di professionisti …La mia mente ha iniziato a pensare al vero motivo per cui un gruppo di imprenditori e professionisti abbiano deciso di puntare su un’ idea nuova… ESSERE ATLETI …. L’ idea che vogliamo scolpire nello spirito dei giovani che non devono essere campioni a tutti i costi .. nei giovani che vogliono solo superare un proprio limite sia esso motorio, alimentare , psicologico .. Vogliamo creare l’ atleta che sia l’ uomo di domani sia esso  medico , avvocato o ciabattino, con un unico e sano principio di correttezza fisica ed ideologica . La missione è ardua ma noi ce la metteremo tutta .. Siamo convinti che nel 2019 il nostro territorio debba essere attenzionato in maniera diversa ..reso produttivo con nuovi canoni sportivi … Non abbiamo la presunzione di pensare che sia facile  .. ma taglieremo anche noi il nostro traguardo perché ci sosteniamo gli uni con gli altri … ed alla fine saremo anche Noi con orgoglio i VINTI che hanno compiuto una grande opera ..

Buon inizio e benvenuti nel mondo di ASD Paideia .

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