L’auto dell’allenatore dell’Under 15 del Lecce incendiata da un genitore di un giocatore non convocato. Un tecnico della Fortitudo Bagheria colpito con un pugno da un papà perché il figlio non era entrato in campo. Una rissa in una tribuna dell’Aretino tra familiari quando in campo, in quel momento, si affrontavano due rappresentative Esordienti. I tre casi descritti, balzati agli onori della cronaca nazionale nelle scorse settimane, devono far riflettere su una delle piaghe che attanaglia, purtroppo, il calcio giovanile.

Cosa scatta nella testa di un papà, il primo supereroe per ogni bimbo, in quel determinato contesto che nulla a che vedere con lo sport? Non si pensa alle conseguenze che scaturirebbe una condotta scorretta e illegale sui propri figli? È un modo di sfogare il proprio senso di insoddisfazione? Non ci sono risposte certe, ogni caso si differenzia dall’altro. Ma non ci si può di certo voltarsi dall’altra parte. No proprio, no. L’eccessiva pressione all’interno delle famiglie, del resto, è una delle cause che determinano l’abbandono della pratica sportiva, come vi abbiamo scritto nelle scorse settimane, riportando i dati di un’inchiesta. Il bambino, sin dai suoi primi calci, deve essere innanzitutto libero di sfogarsi, libero di farsi male, di cadere da solo. Il bambino deve scoprire il suo talento, deve gestirlo e incrementarlo con l’aiuto degli allenatori. Il bambino deve crescere secondo i valori definiti. Non ci si diventa Ronaldo ogni giorno (magia dei videogiochi, lì sì che si può!). Non si raggiunge la Serie A con grande facilità. Basta dare una lettura alle statistiche (dal 2006 ad oggi) per rendersi conto che il calcio siciliano sta vivendo una crisi generazionale importante. I nostri sono chiaramente spunti che offriamo e offriremo anche all’analisi degli esperti per fornire una linea guida, non certo la soluzione. Ma riflettere ai giorni nostri aiuta. La condivisione consente di crescere negli atteggiamenti positivi, nei comportamenti da adottare sin dalla scelta dello sport da praticare. Proprio così è proprio da quel frangente che occorre cominciare, cominciare di certo a non forzare il bambino. Il vostro primario interesse dovrà essere quello di ricavare solo ed esclusivo benessere fisico e morale. Il nostro quello di curare i bambini, a 360° gradi.

Articoli recenti